Bruschettini Andrea

L’infanzia di Andrea scorreva placida e felice alla fine degli anni settanta, fino a quando, principio dell’ottava decade del XX secolo, in un pomeriggio dei primi di autunno, fu distolto dalla consueta pratica calcistica con gli amici della Fortezza per seguire la volontà paterna.

Il Padre Padrone decise per lui che era cosa ben più lieta in quel momento recarsi in Piazza del Campo per un evento speciale. Andrea lo seguì di malavoglia, ma da lì la sua infanzia e gli anni a venire ebbero un’ulteriore svolta positiva. Fu infatti amore a prima vista con le auto del Rally di Sanremo che per l’occasione riposavano nella notte nel luogo dove cresce sempiterna la Verbena. Nasceva allora una passione che era destinata a durare a lungo, coltivata in parallelo con un’altra, più pertinente a questa pagina. 

La visione una volta all’anno del Rally non poteva infatti ormai placare la sete di derapate, controsterzi, polvere, sassi ecc. che alimentava la fantasia del giovane Andrea. Le immagini di questo gesto automobilistico infatti lo avevano ghermito in modo totalitario, così che assieme ad altri amici calmierava questa astinenza ritagliando le più belle foto dei più importanti rally in giro per il mondo prese dalle riviste specializzate.

Si capisce quindi che il passo successivo, ovvero la voglia di catturare autonomamente quegli attimi, fu breve.

Giunse così la prima Comunione e con essa arrivò anche in regalo una stupenda Kodak Disc (ancora presente in qualche cassetto), una compattina con un sistema a film disposti a raggera (e non a rullino!) veramente sottile e maneggevole. Con essa, oltre a immortalare i normali ricordi di vita, Andrea poté prodigarsi nella fotografia rallystica praticando il “panning a sua insaputa”, ovvero delle foto mosse che ovviamente erano le uniche consentite a soggetti in movimento colti con una simile strumentazione.

Come dicevamo, da allora la passione per la fotografia crebbe negli anni, in particolare rivolta agli sport motoristici e al fuoristrada.

Grazie alle Pentax MX e alle ME paterne, con un’ampia gamma di obiettivi, dalla metà degli ottanta il Giovin Fotografo ebbe l’occasione di imparare i rudimenti del rapporto tra tempi, diaframmi, ISO, focali ecc……di fatto da allora le sue competenze tecniche si sono spinte poco oltre!

Giunse poi in famiglia il passaggio alla Nikon, ben accolto dall’adolescente ("Bravo Babbo, spendi spendi!") e una crescita esponenziale di diapositive (sempre per lo più auto e moto) che arriveranno ad essere qualche migliaia.

Poco dopo la metà degli anni 90, per svariati motivi, la passione andò scemando, fino ad attenuarsi e addirittura a lasciare la giapponesina costantemente in un armadio.

Iniziato il nuovo millennio, l’esplosione del sistema digitale cominciò gradualmente a stuzzicarlo, così che dopo aver a lungo vissuto nelle tenebre, nel 2008 decise di comprarsi l’apparecchio a pixel. Una Nikon ovviamente, per usare le vetuste ottiche analogiche.

Da allora, maneggiando D200 e D700, la fotografia digitale ha riacceso la luce nel maturo Andrea, portando nuovi stimoli fotografici, per lo più legati sempre allo sport, in particolare adesso all’azione, al ciclismo e all’atletica.

Vorrebbe cimentarsi anche in paesaggi, reportage, street-life, ecc. ma l’ingresso nel Siena Foto Club ha portato con sé, oltre che nuove amicizie, anche il duro confronto con i Maestri locali. Meglio lasciar perdere quindi, meglio concentrarsi su una piccola nicchia, sul quelle immagini sportive che nella sua occasionale pratica pubblicistica lo hanno portato a pubblicare in vari giornali e riviste.

 

 

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